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Il rapporto con il Fisco

Continuando i nostri interventi sul rapporto con l’Agenzia delle Entrate, dopo aver parlato di cartelle esattoriali ed avvisi bonari, oggi trattiamo dell’ avviso di accertamento.

 

Che cosa è l’avviso di accertamento

 

L’avviso di accertamento è un atto emesso dall’Agenzia delle Entrate attraverso il quale vengono richieste maggiori imposte rispetto a quanto dichiarato dal contribuente nella propria dichiarazione.

L’Agenzia delle Entrate, infatti, è titolata a effettuare i controlli sulle dichiarazioni dei redditi ricevute sia da parte delle società che da parte delle persone fisiche.

Con l’avviso di accertamento viene quindi rettificato il reddito dichiarato.

 

Come rettificare la dichiarazione del reddito

 

La rettifica del reddito può avvenire: 

  • in maniera analitica, con l’analisi della contabilità (tipicamente ciò accade per le società e le ditte individuali);
  • oppure in maniera induttiva: cioè l’Agenzia delle Entrate ricostruisce a seguito di presunzioni il reddito del contribuente. Quest’ultimo tipo di accertamento è fattibile quando la contabilità è omessa oppure è inattendibile.

 

Altri motivi dell’accertamento 

 

L’accertamento può essere emesso non solo per richiedere maggiori imposte sui redditi ma anche per richiedere una maggior IVA magari dovuta:  il contribuente potrebbe essersi detratto l’IVA sugli acquisti senza averne il titolo.

Oppure perché è stata emessa una fattura con aliquota IVA agevolata – ad esempio al 10% – mentre l’operazione andava fatturata con aliquota Iva piena e quindi al 22%.

 

Che fare e quando 

 

Entro 60 giorni dalla ricezione dell’avviso di accertamento il contribuente ha normalmente le seguenti scelte:

  • pagare;
  • fare istanza di accertamento con adesione;
  • fare ricorso.

 

Istanza di accertamento con adesione

In breve, con l’istanza di accertamento con adesione il contribuente chiede un incontro con l’Ufficio per effettuare un contraddittorio sull’accertamento ricevuto.

Se ufficio e contribuente raggiungono un accordo (annullamento totale o parziale dell’accertamento) l’iter si conclude con il pagamento di quanto eventualmente concordato.

Il pagamento di quanto concordato può essere rateizzato.

 

Il ricorso

 

Se invece non si raggiunge un accordo allora la fase successiva è il ricorso alla Commissione Tributaria.

In questa nuova fase il contribuente deve essere assistito da un difensore abilitato (tipicamente Avvocati o dottori commercialisti) se il valore della causa è superiore a € 3.000.

 

Attenzione che il ricorso non sospende la riscossione delle maggiori imposte accertate con l’avviso di accertamento ricevuto.

 

Infatti l’accertamento quando notificato ritualmente è immediatamente esecutivo.

Ciò comporta che con la ricezione dell’avviso di accertamento è comunque dovuta una parte della maggior imposta richiesta e precisamente nella misura di 1/3 delle imposte accertate.

Per pagare il predetto terzo ci sono 60 giorni scaduti i quali l’ammontare del debito sarà inviato all’agente della riscossione (Ex Equitalia) che procederà alla riscossione.

La riscossione in pendenza di ricorso può tuttavia essere sospesa presentando una domanda all’ufficio (che nella pratica viene sempre disattesa) oppure chiedendo la sospensione della riscossione alla commissione tributaria.

L’istanza di sospensione alla commissione tributaria deve essere contenuta nel ricorso.

 

Attenzione alle tempistiche!

 

Attenzione che se entro 60 giorni non si fa ricorso oppure istanza di accertamento con adesione l’accertamento ricevuto diventa definitivo e si deve solo pagare anche in caso di accertamento totalmente infondato.

Come sempre YOPAdvisors invita a prestare massima attenzione alle scadenze quando si parla di Fisco: se avete ricevuto un avviso di accertamento o avete ancora qualche dubbio, contattateci il prima possibile.