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La convivialità

 

Portare un dipendente fuori a pranzo: perché no?

Questa settimana portiamo l’attenzione sulla convivialità (dal latino: convivium, banchetto, a sua volta termine composto che vuol dire vivere insieme, cum vivere). Ed è forse per questo che oggi la nostra citazione ce la fornisce il buon Cicerone: “Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi”.

Come abbiamo visto, il lavoro, o meglio, il lavorare bene, si fonda sulle relazioni. Un modo molto piacevole è trovarsi a mangiare assieme. Dividendo la tavola, trovandosi a pranzare assieme, si impara a conoscersi meglio: c’è infatti un modo di dire (molto italiano, ma non escludiamo che sia anche in altre culture) per sottolineare che non c’è confidenza tra due persone ed è “abbiamo per caso mai mangiato insieme?”

 

 

Il sesto consiglio di Pozin

 

Pozin, nelle sue note per motivare i dipendenti, mette al sesto posto proprio questo: mangiare con un proprio dipendente, per sottolineare l’apprezzamento e per esprimere il desiderio di meglio conoscere l’uomo, oltre che il lavoratore.

 

 

Take an employee to lunch once a week. Surprise them. Don’t make an announcement that you’re establishing a new policy. Literally walk up to one of your employees, and invite them to lunch with you. It’s an easy way to remind them that you notice and appreciate their work.

Porta un dipendente fuori a pranzo, una volta alla settimana. Sorprendili. Non preannunciare che stai avviando una nuova norma. Semplicemente   avvicinati a uno dei tuoi dipendenti e invitalo a pranzo. È una maniera semplice per ricordare loro che osservi, noti e apprezzi il loro lavoro.

 

La condivisione

 

La convivialità attorno alla tavola è un rito preciso: non è solo nutrirsi, ma è rendere l’atto del nutrirsi un momento da condividere e godere assieme. È un atto di gratitudine e condivisione; un momento di ascolto reciproco e attenzione vicendevole.

Portare un dipendente fuori a pranzo, permette di ritagliarsi un momento al di fuori della schematicità dei ruoli: certo, c’è sempre la coscienza della gerarchia, ma in media un tavolo avvicina e livella, perché ricompare l’uomo prima del lavoratore.

L’atto del mangiare assieme è abbastanza intimo, e mette a confronto due persone che sono così naturalmente portate al dialogo. E da questo dialogo possono scaturire, oltre che una conoscenza reciproca più approfondita, anche nuove idee o differenti punti di vista.

Quando nutrirsi vuol dire arricchirsi, letteralmente.

 

I consigli di YOPAdvisors

 

Ovviamente, come sottolinea Pozin, questa pratica non deve diventare un obbligo, o una regola, in quanto perderebbe di spontaneità e, quindi, di valore. Portare un dipendente fuori a pranzo deve, invece, rimanere un momento ricreativo, di conoscenza e arricchimento. Che poi possa diventare un evento occasionale, ma sperato, e che invogli tutti, in azienda, a fare del proprio meglio per poi condividere pane ed idee con il proprio superiore.

Di tutti i consigli dati finora da Pozin, questo è quello che noi di YOPAdvisors, gourmet incalliti, apprezziamo di più. Se avete bisogno di consigli su come affrontare un pranzo di lavoro con un dipendente o un collega, contattateci a info@yopadvisors.com: molto probabilmente vi consiglieremo anche il ristorante!