Il quinto consiglio di Ilya Pozin

 

Prosegue l’analisi dei 9 consigli pubblicati su INC.com da Ilya Pozin: come motivare i propri dipendenti e ricreare una cultura aziendale nella quale far prosperare gli interessi di tutti.

 

Continuiamo nel solco tracciato dal precedente consiglio, ovvero evitare di criticare o correggere i propri dipendenti ma dialogare con loro per trovare insieme le soluzioni ai problemi (preesistenti o creati). L’approccio è molto positivo e incoraggiante, assolutamente non punitivo né autoritario.

 

 

Trasforma ogni persona in un leader. Sottolinea i punti di forza dei dipendenti più produttivi e comunica loro che, proprio per la loro eccellenza, vuoi che siano di esempio per gli altri colleghi. Così alzerai i parametri e loro saranno motivati a tener viva la loro reputazione come leader.

Make everyone a leader. Highlight your top performers’ strengths and let them know that because of their excellence, you want them to be the example for others. You’ll set the bar high and they’ll be motivated to live up to their reputation as a leader.

 

Siamo tutti leader in qualcosa

L’abilità di un buon capo sta nell’individuare i punti di forza e di debolezza di ogni dipendente, cercando di valorizzare i primi e minimizzare i secondi. Ulteriore passo è riconoscere le abilità ma, soprattutto, gli sforzi per amplificarle e raffinarle e i risultati cui questi sforzi conducono.

Un riconoscimento porta sempre risultati, lo abbiamo visto anche nel primo consiglio (essere generoso con i complimenti). Qui però facciamo un altro passetto in avanti: il complimento, l’apprezzamento diventa non solo uno stimolo per il singolo dipendente a migliorarsi, ma lo si porta anche ad esempio per gli altri, che così possono apprendere essi stessi e trasformare il collega in un punto di riferimento per quel determinato argomento, od abilità.

E questo schema lo si può applicare a tutto il personale di un’azienda, posto che il titolare, o anche il capo, semplicemente, abbia quella sensibilità di osservazione e ascolto che gli permettano di individuare le competenze e le abilità dei propri colleghi.

 

L’uomo è un animale mimetico

In uno schema comportamentale ideale, gli sforzi di miglioramento verso l’eccellenza di un lavoratore può stimolare un atteggiamento mimetico nei colleghi. Il rischio è che la mimesi venga scambiata per competizione, portando alcune persone a confrontarsi in campi a loro non congeniali. Il buon titolare riesce a prevenire questi contrasti individuando le inclinazioni delle singole persone. Ovviamente il processo non è esente da criticità, anzi: ci vuole una buona conoscenza del clima aziendale e una discreta sensibilità nella valutazione delle capacità personali. Oppure ci vuole un buon consulente che aiuti nel processo.

L’obiettivo ultimo è comunque uno: far eccellere ogni dipendente nella propria area di interesse, stimolando i colleghi a rivolgersi a lui per la materia e a fare lo stesso nell’ambito delle proprie competenze. Così ognuno sarà un leader nel proprio campo e sarà stimolato a mantenere il proprio primato e migliorarlo, proprio in virtù del riconoscimento ricevuto dalle alte sfere ma, soprattutto, dai colleghi.

 

Puntare all’ideale: come raggiungere un risultato soddisfacente

Per illustrare il concetto, abbiamo scomodato Nikolaj Gogol questa volta: “L’esempio è più forte delle buone regole”.

In un’azienda ideale, il concetto di leadership partecipata, condivisa ed ispirante, ci porterebbe all’attuazione del concetto di benessere lavorativo: eccellenza in armonia. Tuttavia rimane il grosso scoglio di avviare il processo di miglioramento ed sostenerlo finché non sarà sufficientemente rodato per auto-alimentarsi. Se vuoi consigli su come avviare questo circuito virtuoso e portarlo a maturità, contattaci: info@yopadvisors.com

  

 

 

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