I consigli di un’esperta: Mel Robbins

 

Qui a YOPAdvisors ogni tanto ascoltiamo i video di Mel Robbins.

Americana, è una di quei commentatori e coach motivazionali di cui vediamo abbastanza spesso nei film e telefilm d’oltreoceano.

Chiaramente l’approccio che negli Stati Uniti hanno è differente da quello cui siamo abituati qui, nella vecchia Europa.

Tuttavia, alcune pillole tratte dai loro video se non risolutivi sono comunque buoni spunti per affrontare alcune riflessioni su nostri comportamenti abituali. Specie se questi comportamenti ci causano disagi, sia nella vita personale che in quella professionale.

 

La procrastinazione

 

Mel Robbins si sofferma spesso sul tema della procrastinazione. L’abbiamo sperimentata tutti, prima o poi. Ma che cosa è? Procrastinare significa evitare di fare qualcosa, perché non abbiamo voglia, siamo stanchi, o perché ci crea disagio o riteniamo che non sia prioritario.

Però procrastinare è anche quella cattiva abitudine che poi ci porta a trovarci faccia a faccia con i nostri doveri costringendoci ad agire e lavorare sul filo del rasoio, con i minuti contati, la mente poco lucida e il senso di colpa che ci insegue.

 

Un consiglio sulla procrastinazione

 

Quindi, come ovviare?

E qui ci viene in aiuto la Robbins.

 

Anziché guardare alla procrastinazione come a un nostro difetto, che ci rende sbagliati, forse potremmo cominciare a valutarla come quello che è: un’abitudine. Una cattiva abitudine, come dicevamo più sopra. Che spesso nasce da una reazione allo stress, e non solo lavorativo: una modalità sulla quale si imposta in nostro cervello per metterci al riparo da situazioni stressanti, facendocele evitare.

Guardando il lato positivo, un’abitudine può essere modificata. Con beneficio del cervello stesso.

 

Partendo dal presupposto che non ci libereremo MAI dello stress nelle nostre vite, possiamo affrontare situazioni che cerchiamo di procrastinare seguendo questo rapido schema:

  1. Riconoscere lo stress: questa situazione mi mette a disagio, è una fonte di tensione.
  2. Contare ad alta voce, darsi il ritmo del countdown è un’azione fisica che
  3. interrompe la procrastinazione (che è un evento che si sviluppa nella nostra testa);
  4. cominciare a fare, a lavorare, anche solo per 5 minuti. Perché solo 5 minuti? Perché al momento il problema da affrontare non è il lavoro, bensì l’abitudine a procrastinare. E cominciando a lavorare… è quasi certo che continueremo fino ad aver terminato il nostro compito.

 

Altre idee? 

 

Voi che cosa ne pensate? Avete altri suggerimenti o altri schemi per arrivare a fine giornata con la vostra lista delle cose da fare spuntata? 

Come diceva J.R.R. Tolkien, che di cose ne ha fatte, di pagine ne ha scritte e di mondi ne ha inventati:

“È il lavoro che non inizia mai quello che richiede più tempo per essere terminato”.

Ma noi vogliamo terminare, o no?

 

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