Un articolo illuminante: strategie motivazionali

Per questo lunedì motivazionale vi mostreremo come comunicazione, soddisfazione e motivazione al lavoro, passaggio generazionale, mappatura tutte fondamentali per strutturare una strategia di innovazione e aumento di produttività.

Lo spunto ci viene da un articolo di  Sebastiano Zanolli, che per noi è stato come un fulmine a ciel sereno: l’abbiamo molto apprezzato, per diversi e molteplici motivi.

 

La prima motivazione: non solo di soldi si tratta

La prima riflessione che ci ha colpito nell’articolo si può velocemente ricondurre al detto popolare: “I soldi non fanno la felicità”. Ne abbiamo già parlato a suo tempo, nei nove consigli di Ilya Pozin: non può essere solo l’incentivo economico a rendere una persona produttiva. È necessario anche essere coinvolti da e in ciò che si fa, per essere proficuamente attivi.

Altrimenti il rischio è che la remunerazione porti la questione lavorativa unicamente sul piano quantitativo. Mentre invece l’obiettivo di un’azienda florida – e della sua strategia di crescita – è quello di coniugare quantità con qualità.

Dice quindi giustamente Zanolli che:

“La motivazione è quando cervello e cuore si abbracciano e si danno ragione. Ma farli innamorare è un compito che ognuno deve fare da sé.”

Come?

 

Secondo: le persone coinvolte nel proprio lavoro rendono di più

Un’azienda in grado di coinvolgere e motivare le proprie persone ha redimenti più alti. Fino al 30% in più.

Mantenere uno status quo, senza pensare a strategie di innovazione e cambiamento, rischiano di deprivare le persone degli stimoli al miglioramento e avanzamento.

L’obiettivo è quindi avere persone motivate in azienda.

Sembra l’uovo di Colombo ma il processo non è così facile o immediato. Perché?

 

Terzo: le persone al centro

Si potrebbe pensare che il problema possa essere risolto assumendo persone già di per sé motivate possa essere LA soluzione. In realtà è UNA soluzione, e neanche definitiva: la motivazione delle persone non è un dato acquisito e immutabile. Se l’ambiente non è fertile, la motivazione delle persone può calare, e con essa la produttività.

Sta all’imprenditore (o all’azienda), nell’implementazione della strategia di crescita, mettere alla prova le proprie capacità di leadership e intraprendere percorsi di coinvolgimento e inclusione, che stimolino la partecipazione delle proprie persone agli obiettivi aziendali, sovrapponendoli parzialmente ai propri.

Inoltre, non è detto che gli obiettivi dell’azienda rimangano coerenti con quelli delle persone naturalmente auto-motivate, e viceversa. Occorre quindi sempre un lavoro di comunicazione a due sensi, per poter beneficiare dei rispettivi punti di vista e creare nuove prospettive. E, con esse, nuove motivazioni (e un aumento della produttività).

Come avviare questa comunicazione?

 

Quarto: conosci la tua azienda

Ovviamente per comunicare, bisogna conoscere. Conoscere le persone e conoscere il contesto.

Gnothi seautòn (Γνῶθι σεαυτόν), diceva Socrate: “Conosci te stesso”.

Un buon capo conosce e si interessa dello stato di salute della sua azienda, per poter programmare la strategia di crescita. La sua azienda vuol dire anche le sue persone, non soltanto i suoi numeri. E per renderla fiorente, bisogna fare un lavoro costante e continuativo, per evitare di dover fare le valutazioni ex post.

Si può proprio dire che per avere leadership significa essere (anche) previdenti. E attenti osservatori e ascoltatori. L’oggetto di interesse devono essere le persone, il contesto e le dinamiche. In questo processo di conoscenza potrebbe quindi essere utile pensare una mappatura della propria impresa.

 

Quinto: è in corso un rinnovamento generazionale

Un punto da tenere sempre presente, mentre si osserva e conosce la propria azienda, è un principio fondamentale della fisica: il tempo è una dimensione che scorre in avanti.

Che cosa c’entra? È un assunto fondamentale per ricordarsi che il mondo del lavoro si sta naturalmente rinnovando, con nuove idee ma soprattutto nuovi stili di vita. Sì, parliamo di Millennials. La generazione nata nell’ultimo ventennio del ventesimo secolo.

Sono (siamo) persone, e lavoratori, che hanno approcci alla vita e alla società più fluidi e liquidi. Iperconnessi, tecnologici, attenti alla qualità della vita, predisposti più al servizio esperienziale piuttosto che al concetto di proprietà duratura.

Il fattore tecnologico e quello motivazionale sono quindi le due tematiche che un’azienda deve tenere in massima considerazione nella propria strategia di crescita e leadership motivazionale. Strategia che deve essere parametrata sulle esigenze di tutte le persone dell’azienda.

Ecco perché è fondamentale che in azienda, specie e soprattutto nelle realtà familiari, si debba prevedere un approccio orientato al passaggio generazionale. Perché venga promosso e incentivato un dialogo bidirezionale, in cui la comunicazione vicendevole di rispettivi bisogni e obiettivi porti a una canalizzazione delle motivazioni verso direzioni coincidenti.

 

La comunicazione è il fulcro

L’articolo di Zanolli è anche più ricco di riflessioni di quante ne abbiamo estrapolate noi in YOPAdvisors. Vi consigliamo di investire una decina di minuti e dedicargli una lettura. Ci piacerebbe confrontarci con le vostre, di riflessioni.

Nel frattempo, gli siamo grati per averci ricordato che la comunicazione è tutto.



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