Finanza Alternativa: sempre più sulla bocca di tutti

 

La Finanza Alternativa è un argomento che ricorre spessissimo negli ultimi tempi. Di sicuro siamo un un periodo di cambiamento epocale, un periodo in cui le nuove tecnologie stanno cominciando a imporsi non solo come nuovo veicolo di trasmissione di vecchi modelli, ma anche, e soprattutto, come promotrici esse stesse di nuovi modelli di fare economia e finanza.

Ecco perché sono diventate oggetto di osservazione e studio da parte di enti di ricerca e di grandi player di settore.

 

I Quaderni di Ricerca del Politecnico di Milano

 

Tra questi, la School of Management del Politecnico di Milano, che lo scorso 12 Novembre 2018 ha presentato il Quaderno di Ricerca sul tema della finanza alternativa per le PMI. La scuola, che ricade sotto il Dipartimento di Ingegneria Gestionale, ha tracciato le evoluzioni delle opportunità di finanziamento alternative al tradizionale canale bancario, tra quelle a disposizione delle PMI italiane.

 

La ricerca di risorse finanziarie

 

Lo studio ha dimostrato che l’8% delle PMI italiane considera la ricerca di risorse finanziarie il problema più importante, ancor più che trovare clienti o personale adeguato. Tuttavia ancora il 73% delle PMI ritiene che la banca sia il proprio partner ideale (e spesso unico) per supportare i progetti di crescita futura. Considerando che la media europea rispetto a questo dato è del 64%, l’Italia di dimostra ancora un sistema ‘banco-centrico’ con minore propensione a diversificare le fonti finanziarie.

 

Canali alternativi di finanziamento

 

Questo dato è supportato anche dall’evidenza che sono ancora poche le aziende che scelgono canali alternativi per finanziare i propri progetti, nonostante le notevoli opportunità potenziali di questi strumenti. Ricordiamo, infatti, che il tessuto economico italiano è rappresentato per il 76% da PMI (imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro[1]) e di queste solo l’1% utilizza o ha utilizzato strumenti di finanza alternativa tra cui:  minibond, crowdfunding, lending, invoice trading.

Panoramica sulle forme di finanziamenti alternativi

 

Ecco quindi per voi una veloce panoramica di questi strumenti per capirne meglio le potenzialità e i vantaggi possibili:

 

MINIBOND

 

I minibond sono titoli di debito emessi dalle imprese sul mercato mobiliare e sottoscritti da investitori professionali e qualificati; a fronte della raccolta di capitale (che viene poi rimborsato secondo modalità predefinite) i offrono una remunerazione, contrattualmente stabilita, attraverso il pagamento di cedole.

Tale tipologia di strumenti è ben nota a imprese e investitori (e anche al Codice Civile, che ne disciplina l’emissione negli articoli 2410-2420 per le SpA, e nell’articolo 2483 per le Srl), ma fino al 2013 si trattava di forme di finanziamento utilizzate quasi esclusivamente da imprese quotate, o comunque non ‘diffuse’ sul mercato.

Questo strumento è tipicamente utilizzato dalle PMI per supportare progetti di sviluppo come l’accesso a nuovi mercati spesso esteri, crescita dimensionale, investimenti in macchinari innovativi e tecnologici, ammodernamento e rinnovamento.

Rispetto agli altri strumenti di finanza alternativa, i mini-bond rappresentano uno strumento “strutturato” che richiede: la definizione di un business plan, la stesura di uno specifico contratto di finanziamento, la certificazione del bilancio da parte di un soggetto accreditato, definizione di accordi con la banca che prenderà in carico la gestione dei pagamenti degli investitori.

I mini-bond infine possono essere quotati su un mercato, che in Italia  è il segmento ExtraMOT PRO di Borsa Italiana, aperto solo a investitori istituzionali., ma è una scelta a discrezione dell’imprenditore.

La quotazione rappresenta per le PMI una ‘prova generale’ in vista di possibili successivi step di apertura del capitale sociale a terzi, come ad esempio il private equity e la quotazione in Borsa; inoltre, è certamente meno ‘invasiva’ dal momento che non comporta variazioni nella compagine societaria della PMI.

Un altro vantaggio associato in generale all’emissione di minibond da parte di PMI è  che l’interesse a sperimentare questo nuovo canale di finanziamento, fornisce gli strumenti per imparare a interfacciarsi con gli investitori professionali sul mercato e ottenere visibilità. Tipicamente le PMI non hanno al loro interno competenze evolute in termini di finanza e possono imparare molto radioemissione di un mini-bond. Inoltre l’evento di solito riceve una forte evidenza mediatica e contribuisce a migliorare l’immagine dell’impresa e l’affidabilità percepita dal mercato.

Aggiungiamo inoltre che il credito bancario non è facilmente accessibile – soprattutto nel medio e lungo termine – per una certa fascia di PMI: i mini-bond consentono di avere certezza e stabilità sulla disponibilità di risorse per un certo numero di anni.

In ultimo, ma non ultimo, differenziare le fonti di finanziamento viene percepito come un valore aggiunto per se al fine di non dipendere eccessivamente dal circuito delle banche.

 

 

EQUITY CROWDFUNDING

 

Il Crowdfunding è una raccolta di denaro da più persone (crowd, ovvero la “folla”, il “popolo”) per finanziare un progetto imprenditoriale o iniziative di diverso genere, attraverso siti o portali dedicati, ricevendo in cambio (a volte) una ricompensa.

Il Crowdfunding può essere declinato in diverse forme, a seconda del corrispettivo riconosciuto al soggetto che supporta l’investimento e/o l’iniziativa. Se il riconoscimento dell’investimento è la cessione di una quota di partecipazione nella società allora si parla di equity crowdfunding.

L’equity crowdfunding è stato introdotto in Italia dal D.L. 179/2012 (‘Decreto Sviluppo bis’) convertito nella Legge 221/2012. L’intento di policy è stato dichiaratamente quello di introdurre la raccolta di capitale di rischio attraverso Internet con il fine di favorire la nascita e lo sviluppo di imprese startup innovative.

Questo strumento sta riscuotendo grande successo soprattutto per le aziende in fase di startup ma, con la possibilità di accesso a tutte le PMI, innovative e non, introdotta nel 2018, può rappresentare un ottimo alleato per supportare nuovi progetti in tutti i settori. Il crowdfunding infatti, essendo caratterizzato da una forte componente “social” porta con sé un valore aggiunto rappresentato dall’azione di marketing indiretta e di “validazione- critica” attraverso la rete.

Data la grande esposizione mediatica che può avere la campagna di equity crowdfunding è bene che il progetto che si vuole presentare sia supportato da un valido e veritiero business plan, l’eventuale supporto da parte di esperti per una corretta valutazione dei brevetti, marchi e altri asset, la previsione di adeguate clausole legali e statutarie che permettano una gestione trasparente dell’operazione.

Come detto poco fa, benché sia partito un po’ sottotono, il fenomeno dell’equity crowdfunding sta crescendo in modo esponenziale.  Alla data del 30 giugno 2018 l’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano aveva censito 231 campagne di equity crowdfunding sui portali autorizzati, di cui ben 122 relative agli ultimi 12 mesi. In totale il capitale effettivamente raccolto in Italia fino al 30/6/2018 attraverso l’equity crowdfunding ammonta a € 33,27 milioni (con un incremento totale complessivo negli ultimi 12 mesi pari a € 20,9 milioni, ovvero +168% rispetto a quanto investito fino a un anno prima). Il 2018 ha visto un ulteriore balzo: in un solo semestre si sono viste ben 54 campagne chiuse con successo, e solo 12 senza esito positivo. Gli operatori hanno maturato una conoscenza sempre più profonda del mercato, migliorando col tempo le proprie capacità di selezionare i progetti e portarli al successo.

 

SOCIAL LENDING

 

Il social lending è uno strumento finanziario entrato nello scenario italiano a Novembre del 2016 quando Banca d’Italia ha pubblicato un provvedimento (Delibera 584/2016) recante disposizioni per la raccolta del risparmio dei soggetti diversi dalle banche, con l’obiettivo di fornire una prima cornice regolamentare alle forme di finanziamento alternative al tradizionale canale bancario. Il documento identifica esplicitamente la filiera del ‘social lending’ finanziato da una pluralità di prestatori privati (piccoli risparmiatori o investitori istituzionali).

In sostanza, come per il crowdfunding, si tratta di piattaforme che offrono a privati (P2P lending) o a imprese (P2B lending) la possibilità di ottenere finanziamenti in forma di prestiti. I prestatori sono a loro volta investitori privati, imprese o investitori istituzionali che affidano alla piattaforma di lending l’allocazione ottimale dei fondi ai richiedenti al fine di minimizzare il rischio. Dal punto di vista contrattuale il rapporto fra il prestatore e il soggetto finanziato è qualificabile come un contratto di mutuo ai sensi degli articoli 1813 e ss. del c.c., per mezzo del quale una parte mette a disposizione dell’altra somme di denaro con la promessa da parte di quest’ultima di eseguirne il rimborso entro un certo periodo di tempo. La piattaforma offre un contratto di servizi di pagamento a distanza, sottoscritto dai partecipanti all’operazione di finanziamento (prestatore e finanziato).

Alla data del 30 giugno 2018 risultavano operative sul mercato italiano cinque piattaforme di lending crowdfunding aperte alle PMI ed il valore totale dei prestiti erogati alle PMI italiane dalle piattaforme è pari a € 60,3 milioni, di cui € 53,9 negli ultimi 18 mesi precedenti. Si può stimare che questo canale abbia supportato circa 250 PMI italiane.

 

INVOICE TRADING

 

L’invoice trading, ovvero la cessione di una fattura commerciale in cambio di un anticipo in denaro attraverso una piattaforma online, non è propriamente un’operazione di raccolta di capitale, ma, rappresentando lo smobilizzo di un’attività (appunto una fattura commerciale), è associata agli stessi effetti finanziari, traducendosi in un ingresso di cassa.

 

La possibilità di cessione di una fattura commerciale assume, ovviamente, tanto più valore per un’impresa a corto di liquidità quanto maggiori sono i tempi di pagamento che i clienti si concedono. E come sottolinea la ricerca del Politecnico, da questo punto di vista l’Italia è storicamente terreno fertile: nonostante alcuni progressi negli ultimi anni, che non risultano però percepiti da molte micro-imprese, rimaniamo sempre ampiamente sotto la media UE rispetto ai giorni di pagamento B2B (56 giorni), ben lontani dai valori di Germania (24 giorni) e Regno Unito (27 giorni). Il divario è ancora più significativo per le commesse verso la Pubblica Amministrazione (104 giorni).  La cessione delle fatture commerciali è quindi l’opportunità per il creditore di ottenere un anticipo di cassa.

 

Ad oggi le PMI che hanno utilizzato questo canale di finanziamento sono 900, attestando che l’invoice trading è lo strumento relativamente più utilizzato nell’ambito dei canali di finanziamento alternativi al sistema bancario.

 

Il profilo tipico delle imprese finanziate è quello di PMI che trovano difficoltà ad essere affidate da una banca, perché ad esempio escono da procedure come i concordati, o perché ottengono commesse di rilevante dimensione, difficilmente finanziabili attraverso i fidi esistenti. Il tasso di interesse non è quindi necessariamente competitivo rispetto a quello praticato dal circuito bancario.

Il vantaggio – non trascurabile – sta sia nella possibilità di accedere alla liquidità per finanziare il capitale circolante senza garanzie o collateral (preclusa attraverso altri canali) sia nella rapidità di risposta.

Inoltre dalle interviste effettuate durante le attività di ricerca del Politecnico è emerso che la possibile cessione degli effetti è percepita di per sé come un fattore di ‘disciplina’ nel pagamento del credito; avere come controparte della fattura un investitore finanziario professionale è certamente più ‘scomodo’ per un cliente, rispetto al suo fornitore abitudinario verso il quale può spendere un maggiore potere contrattuale.

 

Vantaggi della Finanza Alternativa e del FinTech

 

Dall’analisi dei Quaderni della School of Management del Politecnico di Milano rileviamo quindi che lo sviluppo della finanza alternativa al credito ha generato in Italia vantaggi tangibili:

  • un miglioramento nei tempi e nei costi di accesso al capitale;
  • ha consentito a tante PMI, fino a pochi mesi fa escluse da questa opportunità, di incrementare la propria competitività, e ottenere maggiore inclusione e diversificazione delle fonti;
  • ma anche di creare e far crescere nuove competenze manageriali, conquistare visibilità sul mercato, e offrire maggiori opportunità di investimento.

 

Quindi Finanza Alternativa e FinTech sono davvero il futuro di economia e finanza, quando già non sono il presente. Vuoi cominciare anche tu un percorso di innovazione e crescita e indagare sulle opportunità di accesso al credito a disposizione della tua azienda? YOPAdvisors è al tuo fianco per analizzare le esigenze della tua PMI e trovare la forma di finanziamento più adatta alla natura dei tuoi progetti. Contattaci a info@yopadvisors.com

 

 

[1] Analisi Interne Banca IFIS su dati società con bilancio depositato in Camera di Commercio



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