Conosciamoci fuori dall’ufficio

 

Con i suoi consigli Ilya Pozin ci sta accompagnando da settimane, ed è sempre attento a ricordarci che un buon team di lavoro probabilmente lo è anche fuori dai contesti lavorativi.

 

Parliamo di persone e a volte è necessario che i colleghi, per lavorare bene, imparino a conoscersi e a condividere anche momenti piacevoli insieme.

 

Conoscersi anche al di fuori del contesto lavorativo, o trasformare per brevi parentesi il contesto lavorativo in un momento di conoscenza reciproca e condivisione, può portare i colleghi a creare rapporti e dinamiche, che magari permettono di meglio comprendere alcuni atteggiamenti o scelte effettuati in sede professionale.

 

 

L’ottavo consiglio di Ilya Pozin

 

Per questo, il suo ottavo, e penultimo, consiglio è:

 

Organizza party aziendali. Organizzare cose come gruppo può portare lontano. Fate un picnic aziendale. Organizzate feste di compleanno. Incontratevi per l’happy hour. Non aspettate le festività per fare attività aziendali; organizzate eventi lungo tutto l’anno per ricordare alla staff che siete tutti insieme, coinvolti.

Throw company parties. Doing things as a group can go a long way. Have a company picnic. Organize birthday parties. Hold a happy hour. Don’t just wait until the holidays to do a company activity; organize events throughout the year to remind your staff that you’re all in it together.

 

 

Let’s party! (o Let’s team build?)

 

Organizzare party aziendali, festeggiare, trasformare il contesto lavorativo in un momento piacevole. È team building vero e proprio, ma meglio non soffermarsi troppo sulla motivazione, e godersi il divertimento con persone con le quali passiamo gran parte della nostra giornata, ma con le quali, in media, lavoriamo soltanto: i nostri colleghi (anche se sono dipendenti, sono sempre colleghi). 

 

E se va male?

 

Ovviamente non è scritto da nessuna parte che si debba per forza essere amici. Anzi, a volte in sede “ludica” tra le persone non scatta l’affinità, o addirittura si scatenano antipatie e conflitti. Tuttavia, questi momenti servono comunque, perché chiariscono le dinamiche e creano un ulteriore insieme di cui i lavoratori fanno parte: a quello lavorativo si aggiunge quello personale. Quindi quand’anche ci fossero dinamiche negative tra due persone, comunque si evidenzia che queste due persone fanno parte dello stesso gruppo.

 

Ma se va bene…

 

Se invece l’interazione sociale tra le persone che fanno parte dell’azienda dovesse rivelarsi piacevole come si spera, avremmo ulteriori ricadute positive: sull’umore dei dipendenti, sulla qualità del lavoro prodotto, sulla creazione di un team di lavoro tra colleghi che è connesso internamente da legami più profondi e strutturati di quelli che possono crearsi persone che magari sono solo vicini di scrivania, per esempio.  

 

Essere colleghi

 

Si tratta, in pratica di lavorare e sviluppare il concetto di collega, la cui etimologia latina ci dice che collēga(m), è un composto di m ‘con’ e un derivato di legāre ‘delegare, incaricare’.  Si parla di condivisione, quindi. Condivisione degli incarichi e degli obiettivi, certo. Ma per meglio portare a termine l’obiettivo lavorativo, per meglio condividere e meglio gestire compiti e responsabilità, può essere ben funzionale anche la conoscenza reciproca, umana, personale.

 

Il piacere della consulenza

 

Tutto quanto sopra, se lo valutiamo come da premessa, in ambito lavorativo. Poi, dal momento che i momenti gaudenti sono quel che fa di YOPAdvisors una società di consulenza dove si lavora con piacere, citiamo un antico proverbio inglese, documentato sin dal 1600 ma passato alla ribalta grazie al genio di Kubrick: “All work and no play, make Jack a dull boy”. Ovvero: Tutto lavoro e niente svago rendono Jack un ragazzino noioso.

 

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