Una frase del Dalai Lama per iniziare

 

Oggi ci siamo soffermati a riflettere sui concetti di pazienza e tolleranza grazie alla seguente frase del Dalai Lama:

 

“la pazienza e la tolleranza non vanno considerate un segno di debolezza e di rinuncia, ma anzi, un segno di forza: la forza che proviene dalla saldezza interiore. Reagire a circostanze difficili con pazienza e tolleranza, anziché con rabbia e odio, significa avere un controllo attivo delle cose, che è frutto di una mente forte e autodisciplinata.”

 

E l’abbiamo applicata, ovviamente, al nostro ambiente lavorativo.

 

Pazienti e tolleranti al lavoro

 

Quante volte sul lavoro siamo stati pazienti con alcuni colleghi? O quante volte siamo stati tolleranti davanti ad alcuni atteggiamenti poco produttivi?

Magari siamo anche stati criticati, per aver avuto pazienza. Accusati di favoritismi, per essere stati tolleranti e non aver preso immediatamente provvedimenti.

Probabilmente ce lo siamo chiesti anche noi stessi, il perché abbiamo scelto pazienza e tolleranza. Avevamo paura, anche, di essere considerati deboli, incapaci, disattenti per queste nostre scelte.

E continuavamo a domandarcelo, senza trovare una risposta immediata. Era forse solo per non scatenare problemi o reazioni sgradevoli? O forse davvero non avevamo stoffa per essere leader? Il dubbio ci ha sempre accompagnato, invisibile.

 

Tolleranza è forza, pazienza è autodisciplina: parola del Dalai Lama

 

Questa frase del Dalai Lama però, ci ha chiarito un po’ il perché ci capita di assumere un comportamento tollerante e conciliante. È perché vogliamo rimanere lucidi, senza essere attraversati e travolti da reazioni immediate e incontrollate, che possono portare a conseguenze anche peggiori.

Il fatto è che vogliamo rimanere in controllo. Capire le motivazioni e le origini di determinati atteggiamenti. E, per farlo, dobbiamo garantirci di essere in condizione di calma e tranquillità.

Per questo siamo tolleranti: per poter poi intervenire e correggere con la massima serenità ed efficacia. Per poter beneficiare dell’autodisciplina e, magari, anche insegnarla e diffonderla.

E non è forse questo un segnale di leadership?



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