Ricerca, innovazione e credito d’imposta

 

Uno degli strumenti che proponiamo con successo è quello del Bonus Ricerca e Sviluppo, ovvero una misura che il Ministero dello Sviluppo Economico ha attuato per valorizzare gli investimenti in ricerca e innovazione.

L’utilizzo di questo incentivo può produrre cambiamenti importanti per l’azienda perché genera innovazione, differenziazione, competitività e un effettivo risparmio fiscale.

 

 

La valorizzazione delle spese: ammessi ed esclusi 

La valorizzazione di tali spese porta a un riconoscimento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Infatti, gli importi possono essere conteggiati: una percentuale di essi (25% o 50% a seconda della tipologia di spesa) diventa un credito d’imposta, immediatamente esigibile.

 

Tuttavia, non tutte le spese sono eligibili per l’erogazione del credito d’imposta: infatti, per esempio, il comma 5 dell’art.3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 esclude dalla lista delle spese ammissibili “le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti”.

 

 

Le imprese nel settore moda e tessile: le nuove collezioni sono ricerca e sviluppo

 

Questo tipo di modifiche, però, non sono considerate tali nel settore della moda.

Secondo l’interpretazione del Ministero dello Sviluppo Economico, tra le attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta (sempre ai sensi dell’articolo 3, D.L. 145/2013) possono rientrare anche quelle avviate dalle imprese operanti nel settore del tessile e della moda e collegate all’ideazione e realizzazione di nuovi campionari, non destinati alla vendita.

In questo caso, sono considerate ricerca e ideazione estetica: uno sforzo migliorativo di innovazione di prodotti dell’imprenditore della moda.

 

 

La creatività è innovativa

La creatività che porta a produrre nuovi modelli, nuovi pattern, colori, tessuti, prototipi, ovvero tutto ciò che concorre alla creazione di nuove collezioni, è considerata innovazione a tutti gli effetti. Quindi, è ricerca e sviluppo.

Anzi, per la precisione, è considerata attività di ricerca industriale e sviluppo pre-competitivo: ovvero l’insieme dei lavori organizzati dall’impresa ai fini dell’elaborazione e della creazione di nuove collezioni di prodotti.

Uno sforzo innovativo che va premiato.

Chiaro è che eventuali adattamenti, quali l’aggiunta di dettagli o cambi di colore a prodotti già sviluppati, non sono da considerarsi ricerca e sviluppo, bensì routine e modifiche ordinarie.

 

 

Ulteriori agevolazioni per le imprese del settore tessile e moda

Resta invece fermo che le imprese del settore tessile e moda possono anche usufruire, come imprese degli altri settori produttivi, della misura del bonus ricerca e sviluppo, anche per altre forme di innovazione, in caso non ci sia la creazione e realizzazione di nuovi campionari.

È possibile inoltre usufruire dell’iperammortamento, come previsto l’art.1, commi da 8 a 13 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, e da aprile 2019 anche (e di nuovo) del superammortamento, laddove si investa per adeguarsi alla trasformazione tecnologica e digitale: beni strumentali nuovi, beni materiali e immateriali (software e sistemi IT) in direzione Industria 4.0.

 

 

Il bonus ricerca e sviluppo sugli anni passati

Il Bonus Ricerca e Sviluppo ha validità fino al 31.12.2020. Tuttavia, i crediti d’imposta degli sugli anni pregressi non sono persi, potranno essere recuperati mediante dichiarazione integrativa. 

 



Vuoi approfondire? La tua opinione ci interessa! Scrivici e ti ricontatteremo.