Sport e lavoro: due sfere che si possono integrare

Può lo sport trasmette disciplina anche al lavoro? La risposta è sì.

Spesso si considera lo sport come un’attività ludica, ben lontana dalla quotidianità della vita lavorativa, quasi un angolo dove sfogare le proprie tensioni e dimenticarsi dello stress da lavoro.

Quando arriva il lunedì, infatti, cerchiamo sempre di concentrarci sul lavoro, sulle buone pratiche, su stimoli di miglioramento, mettendo da parte tutto ciò che non riguarda il lavoro.

Il focus è certo fondamentale, ma siamo sicuri che non sia possibile integrare il lavoro con altri aspetti delle nostre vite? Infatti, crediamo che per lavorare bene, con serenità e la giusta motivazione, sia necessario raggiungere un buon equilibrio (e ognuno ha il proprio, di equilibrio) con la vita privata, nelle sue stratificate dimensioni.

Una di queste dimensioni è quella sportiva.

 

I due principi fondamentali del Judo

Quasi mai si considerano le correlazioni tra sport e lavoro: invece, per chi pratica arti marziali – e in particolare il Judo – sono molto frequenti.

Le prime cose che impara un Judoka alle prime armi, sono i due principi fondamentali, statuiti dal fondatore della disciplina, Jigoro Kano Shian:

  • Seiryoku zen’yo;
  • Jita kyo ei.

 

Seiryoku zen’yo: il migliore impiego dell’energia

 

Con il primo principio il Judoka cerca di ottenere il massimo del risultato con la minore energia possibile.

Nella vita lavorativa possiamo sicuramente dire che massimizzare le proprie energie (fisiche e mentali) è necessario: in un mercato competitivo l’imprenditore deve evitare di sprecare risorse preziose.

 

Jita kyo ei: amicizia e mutua prosperità

Grazie al secondo principio il judoka è consapevole che da solo non otterrà nessun miglioramento; invece, otterrà progressi e risultati attraverso la collaborazione e la condivisione dello studio con i propri compagni di DoJo[1].

Anche questo principio è assimilabile al mondo lavorativo: nessun imprenditore potrà ottenere i risultati attesi se non condivide le proprie motivazioni con i propri collaboratori, ai più meritevoli dei quali è giusto delegare, anche quando si tratti di ruoli importanti nella propria azienda.

 

I capisaldi del Judo applicati al lavoro

Col tempo i principi del judo si sono arricchiti con altri importanti elementi. Principi che è giusto e utile trasporre anche al lavoro.

Tra questi troviamo:

 

Il rispetto

Nel Judoka, rispettare significa anche garantire l’incolumità del proprio avversario.

Se lo pensiamo in chiave lavorativa, possiamo esprimere il concetto di “rispetto” nella necessità di assoluta serietà e correttezza. Mostrare integrità è sempre il miglior biglietto da visita.

 

La perseveranza

Perseverare vuol dire non abbattersi davanti ai primi risultati, se negativi; vuol dire lavorare con impegno e concentrazione, per migliorare il proprio Judo e la propria morale.

Pensate alle fasi di Start Up: nella vita di un’impresa, è l’inizio la parte più difficile.

 

Il coraggio

Ci vuole coraggio per affrontare avversari riconosciuti più forti. Può fare paura, però si prende il coraggio a due mani, e si scende sul tatami[2] a combattere.

Anche competere in mercati nuovi, popolati, difficili, è un atto di coraggio: può sembrare un salto nel buio, ma se si è consapevoli delle proprie capacità, con la giusta preparazione e una buona dose di coraggio, si possono ottenere risultati al di sopra delle aspettative.

 

Disciplina e Morale: l’osmosi tra Judo e lavoro

Vi abbiamo elencato solo alcuni degli elementi che dal Judo possono penetrare nella pratica del lavoro, e contaminarla con l’etica di questa disciplina.

Ce ne sarebbero molti altri, che potrebbero entrare nel quotidiano lavorativo, per renderlo migliore. Per analizzarli meglio, è però necessario salire su un tatami e indossare un Judogi[3]. Perché il Judo, come il lavoro, è una materia che si apprende e si assimila praticandola, con costanza e serietà.

 

rg

Partner YOPAdvisors

Allenatore e c.n. 4° dan di judo

 

 

 

 

[1] Il DoJo è il logo dove si svolgono gli allenamenti: oggi lo chiamiamo palestra. In Giapponese, invece, il suo significato è: “luogo (jō) dove si segue la via (dō)”.

[2] Il Tatami è la pavimentazione tipica dei DoJo

[3] Il Jūdōgi è l’abbigliamento dei judoka, consiste in pantaloni di cotone molto ampi e robusti e una giacca di cotone, priva di bottoni o parti metalliche, a maniche lunghe con baveri da incrociare e legare con la cintura.

3 Comments

  • Caro Collega,
    i “Punti Cardine” quì menzionati, sono sacrosanti.
    Andrebbero anche considerati gli Ambiti (Enti di Promozione Sportiva, Federazioni, Enti Morali etc. etc.) attraverso i quali, le Attività vengono Regolamentate.
    La gran parte della mia Vita, si è basata su questi presupposti di lavoratore in vari settori, finendo gli ultimi 30anni come Massaggiatore Termale.
    Nelle varie vesti Judoistiche complementari, ho trascorso: dopo un brevissimo periodo come Amatore, per 12anni da Agonista e per il restante periodo fino ad oggi, come “insegnante ronin”, senza avere mai un Dojo da amministrare.
    Credo di poter dire: che “i Principi e le Strategie” nel JU-SPORT “sono Miscelati”, così come lo sono la Pratica Libera del Randori e la Competizione dello Shiai, contraddicendo o utilizzando a piacimento la parola: Educazione, per l’interesse “Campionistico” soltanto.
    La risposta di alcuni giovani insegnanti, che devono amministrare l’Attività di Palestra seguendo le linee Federali, è che non possono permettersi una linea “Educativa” (che per altro “non gli è stata fornita” come bagaglio), come lo è stato per me e per chi scrive; nei contesti attuali: diventa “Irreale nella sua applicazione”.
    Dove anche gli Enti di Promozione Sportiva, non si discostano dalle stesse linee Federali, per mancanza di Volontà o di Idee.
    Il JUDO è strutturato per “Trasferire Socialmente”: sia Jita Kyo Ei che Sei Ryoku Zen’Yo per tutti e non soltanto per i Campioni, come qualcuno vorrebbe farci credere.
    I contenuti Educativi sono strutturati nel Metodo JUDO, in un modo tale che il confronto didattico sia lontano ‘ANNI LUCE’ da elementi che si vorrebbero paragonare negli altri SPORT.
    Tra la preparazione al GOAL del CALCIO e la simbologia Teorico-Pratica che struttura l’IPPON del JUDO, non c’è qualcosa di “Meglio o Peggio”, ma semplicemente: di Diverso.
    Questa Disciplina, va oltre lo Sport comunemente inteso, ma non ha i presupposti “di Comprensione” per manifestarsi; così come è: “Allineata” a ciò che è Diverso.
    Mi avete rallegrato il cuore…per avermi rituffato nel mio Passato.
    Grazie di esistere!
    ciao, Giuba

  • Caro Collega, sono contento della tua entusiasta replica. Quello che hai sottolineato è dibattuto in vari ambiti anche se, personalmente, penso che arroccarsi su visioni antiche sia teoricamente giusto ma praticamente irrealizzabile. La diffusione del NOSTRO judo non può prescindere da TV, internet e social e diventa quindi necessario trovare delle soluzioni condivise che, seppur non snaturando la natura della NOSTRA arte marziale, le permettano di raggiungere più persone possibili. Sarà poi compito degli insegnanti strutturare, nel loro dojo, la diffusione di quei principi che Jigoro Kano Shian tanto aveva voluto sottolineare. Ti auguro di proseguire la VIA che hai intrapreso.
    Rosario

    • Ciao Rosario,
      grazie del confronto di opinioni.
      Tu vuoi divulgare con “termini tradizionali” un messaggio moderno.
      Diciamo che la struttura che distingue i “valori etici” a cui Ti riferisci, non viene divulgata per il JUDO al quale Ti ispiri.
      Bada bene, sono stato agonista, e pur essendo ormai datato dal tempo che passa: Vincere ed Educare, non sono sinonimi.
      Io sto parlando del JUDO e non di chi lo diffonde: perchè Tu hai parlato di Jigoro Kano e non di come l’hanno “tradotto” le federazioni e di conseguenza gli Insegnanti.
      La capacità di interagire da parte del “mondo telematico” circa la caratteristica associativa che proponi, moltiplicherà la Magia strutturata nel Metodo, solo se lo si prenderà in considerazione nel parallellismo che hai proposto e non attraverso il Campionismo.
      Giuba

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