Cessione quote ma non solo: dove e quando fa guadagnare un investimento nel crowdfunding

Torniamo a parlare dell’equity crowdfunding, ma stavolta vogliamo focalizzarci sulla redditività dell’investimento. Capire perché una partecipazione a una campagna di equity crowdfunding può essere considerata un investimento valido e retributivo.

Una riflessione ce la suggerisce un articolo di Crowdfundingbuzz sui risultati ottenuti dalla campagna di finanziamento crowd del 2018 di iSkilled, sulla piattaforma Opstart:

“Nell’equity crowdfunding, quando si parla di ritorno sull’investimento, ci si riferisce quasi sempre all’evento di “exit”. La monetizzazione dell’investimento avviene cioè in base alla plusvalenza generata dalla cessione delle quote che, dopo 5-6 anni e grazie alla crescita della società, si sono rivalutate di un multiplo che ci si aspetta consistente.

In realtà, nel caso di una PMI, la monetizzazione può avvenire anche attraverso la distribuzione di dividendi.

Quindi, non sollo di exit si tratta. Ma anche di dividendi. Un investimento di crowdfunding riserva pertanto diverse possibilità di guadagno, non solo quelle legate alla scommessa sulla crescita dell’azienda.

 

 

Equity Crowdfunding: uno strumento aperto a tutte le PMI

Quando si parla di finanza alternativa ed in particolare all’equity crowdfunding, spesso si pensa che sia strumenti finanziari innovativi ad esclusivo utilizzo dello startup innovative. Ma è bene ricordare che dal 2018 non è più così, possono infatti accedere alla raccolta di capitale tramite i portali autorizzati CONSOB, tutte le PMI, che abbiamo i seguenti requisiti:

  • meno di 250 persone;
  • fatturato annuo non oltre i 50 milioni di euro, o il cui totale di bilancio non superi i 43 milioni di euro.

Le PMI in Italia costituiscono la quasi totalità del tessuto economico. Secondo il “Rapporto CERVED PMI 2018”, le aziende che soddisfano i requisiti di PMI sono 148.531. Di queste, 123.495 sono piccole imprese e 25.036 sono medie aziende.

Probabilmente, gli imprenditori titolari di queste aziende hanno in mente progetti di sviluppo sfidanti ed innovativi che, se condivisi su piattaforme online, potrebbero suscitare interesse e trovare investitori disposti a parteciparne allo sviluppo e realizzazione, tramite una raccolta di capitali.

Rispetto a una startup, una PMI ha il vantaggio di mostrarsi nei confronti degli investitori come un’azienda solida, con anni di storia e successi alle spalle e che può dare ritorni agli investimenti quasi immediati. Ha quindi una storia e una reputazione già consolidate. Inoltre, la PMI – a differenza della startup – può distribuire dividendi ed offrire quindi un primo ritorno sull’investimento effettuato in tempi inferiori.

 

Il caso di iSkilled

Più sopra, citavamo il caso di Cesynt Advanced Solutions, una PMI innovativa che nel giugno 2018 ha chiuso con successo una campagna di equity crowdfunding (piattaforma Opstart) per finanziare il progetto i-Skilled, raccogliendo 250.000 euro. I-Skilled è una piattaforma dedicata alla formazione online, sulla quale organizzazione e professionisti possono offrire in vendita al pubblico corsi online, gestendo, di fatto, anche tutte le transazioni commerciali tra il formatore e l’alunno (l’utente finale).

A febbraio 2019, dopo solo 8 mesi dalla chiusura della campagna, Armando Miele, amministratore di Cesynt, ha annunciato ai soci che la società aveva ottenuto in brevissimo tempo un aumento di fatturato superiore ai 2 milioni di euro. Questo successo, ha portato alla decisione di distribuire un dividendo di di circa € 50.000, destinato a tutti sottoscrittori della campagna di crowdfunding.

 

Sgravi fiscali per chi investe in PMI innovative

I vantaggi legati all’equity crowdfunding sono ancora più evidenti nel momento in cui la PMI rientra nella categoria delle PMI innovative, ovvero:

  • ha la propria sede in Italia o in un Paese UE, con sede produttiva o filiale in Italia;
  • non è quotata su un mercato regolamentato;
  • ha l’ultimo bilancio depositato certificato.

Inoltre, presenta almeno due dei seguenti requisiti:

  • il 3% dei costi annuali è ascrivibile a costi per R&S;
  • la propria forza lavoro è costituita per 1/5 da dottorandi, dottori di ricerca, ricercatori, oppure 1/3 dei soci o collaboratori ha una laurea magistrale;
  • è depositaria o licenziataria di una privativa industriale oppure proprietaria di software SIAE.

Nel caso di PMI innovativa, agli investitori spetta una detrazione o deduzione, a seconda che l’investitore sia persona fisica o giuridica, pari al 40% dell’investimento effettuato.

 

Tutti i vantaggi per chi investe in Equity Crowdfunding

Quindi, è evidente che investire in Equity Crowdfunding non è una scommessa di rischio. È l’opportunità di investire nel tessuto produttivo del nostro paese, sostenendo l’economia reale.

Inoltre, come investitori, può offrire ritorni economici interessanti, su più livelli e tempistiche:

– sul lungo periodo, in fase di exit la rivendita delle proprie quote può offrire un rientro di capitale maggiore rispetto al proprio investimento;

– sul medio periodo, si ha la possibilità di partecipare ai dividendi sul fatturato annuo;

– nel breve periodo, chi investe in PMI innovative ha diritto a sgravi fiscali (detrazione o deduzione, a seconda dei casi).

 

Vantaggi per le PMI che avviano le proprie campagne di equity crowdfunding

Le PMI, quasi più che le Startup, possono avvicinarsi culturalmente all’utilizzo dell’equity crowdfunding.

Perché? Perché è uno strumento molto forte di promozione di progetti e dà ritorni d’immagine quasi immediati.

 

Le buone idee hanno successo

Infatti, promuovere un proprio progetto o una propria idea imprenditoriale su un canale di raccolta pubblica, e aperto a investitori sia professionali che privati, trasmette fin da subito l’idea che la PMI promotrice sia innovativa e creda fortemente nei propri piani di sviluppo.

Addirittura, ci crede a tal punto da condividerlo a un pubblico vastissimo, fuori dai canali tradizionali.

E non è poco, no?

Essere talmente certi della bontà della propria idea, da condividerla e proporre a un pubblico online di contribuire alla riuscita del progetto. Un concetto di merito, insomma.

 

Una idea è davvero buona perché viene valutata tale da degli esperti

Tra l’altro, ricordiamo, il progetto proposto in crowdfunding non soltanto è supportato dalla volontà dell’azienda promotrice, ma è anche stato valutato in fase preliminare dagli analisti della piattaforma scelta per ospitare la campagna.

E non solo: sono anche intervenuti degli advisors terzi hanno fatto una due diligence e ne hanno valutato positivamente la sostenibilità.

È quindi evidente che una campagna arriva ad essere pubblicata online perché almeno tre diversi soggetti ne hanno valutato la bontà.

 

Quando la campagna ha successo, la PMI ne esce più forte

Se poi la campagna arriva al successo (e in moltissimi casi addirittura va in overfunding, ovvero ottiene risultati ben superiori a quelli prefissati al momento della pubblicazione online), la credibilità e la forza d’immagine della PMI aumentano, non solo davanti agli investitori della campagna e ai potenziali clienti finali del prodotto e o servizio proposti, ma anche di fronte agli istituti di credito tradizionali.

 

Che cosa proporre in una campagna di equity crowdfunding

Attenzione però: per strutturare una campagna con alte percentuali di successo, bisogna avere un’idea precisa e un progetto ben strutturato.

Il consiglio è promuovere con questo strumento di finanza alternativa proposte come:

  • una nuova linea di business;
  • lo sviluppo nuovi prodotti;
  • la volontà di espansione ed accesso a nuovi mercati, magari anche all’estero.

 

Quindi, se hai un’idea innovativa per la tua azienda, che cosa aspetti ad aprire una campagna di equity crowdfunding?



Vuoi approfondire? La tua opinione ci interessa! Scrivici e ti ricontatteremo.